martedì 1 gennaio 2013
rifiuti arriva la supertassa Tares con mezza Italia in crisi
Rifiuti, mezza Italia in crisi
e arriva pure la supertassa
DA APRILE DEBUTTA LA TARES, DEFINITA L’ ‘IMU SULLA SPAZZATURA’
A NAPOLI LA VERGOGNA DEGLI IMPIANTI SOTTOUTILIZZATI
SUD SOMMERSO
La questione
è diventata nazionale:
dalla Sicilia alla
Puglia, passando per
il caos laziale e la crisi
infinita di NapoliLA BEFFA
Parte dell’immondizia
napoletana potrebbe
essere smaltita a un
costo inferiore, ma gli
impianti esistenti
non vengono usatidi Andrea Postiglione
e Nello Trocchia
da Napoli
L’hanno ribattezzata
l’‘Imu sulla spazzatura’.
È la nuova
tassa sui rifiuti, la
Tares che sostituisce la vecchie
imposte sul pattume (Tarsu e
Tia). Il primo pagamento è slittato
ad aprile. Con la tassa si
dovranno coprire interamente
il costi del servizio di raccolta.
La Tares conterrà anche una
nuova maggiorazione per finanziare
i servizi indivisibili
comunali che compensa i tagli
ai trasferimenti agli enti locali.
Un nuovo salasso per i cittadini.
Per i comuni virtuosi è un
passo indietro rispetto alla logica
meno consumi meno paghi.
“È un disastro – spiega
Alessio Ciacci, assessore del
comune toscano di Capannori,
premiato come personaggio
ambiente dell’anno – perché
saremo costretti, a causa della
maggiorazione obbligatoria,
ad applicare un corrispettivo di
30 centesimi a metro quadro.
Insomma il cittadino virtuoso
che produce meno rifiuti, con
il balzello voluto dal governo,
pagherà comunque di più”.
Una tassa che aumenta mentre
i servizi non fanno sempre rima
con efficienza.
QUELLA DEI RIFIUTI è una
questione nazionale, dalla Sicilia
alla Puglia passando per il
caos laziale senza dimenticare
Napoli e la crisi infinita. Non
sono bastati 13 miliardi di euro
spesi nella lunga stagione del
commissariamento, la Campania
è sempre in crisi. La spazzatura
torna a minacciare alcune
zone di Napoli e provincia e
l’ammanco del grande affare rifiuti
è di un miliardo di euro. In
questi giorni i rifiuti si sono rivisti
in strada, per rallentamenti
e guasti negli impianti Stir
con il sito di trasferenza del comune
pieno. La regione ha
stanziato 3 milioni di euro per
portali via ed evitare una befana
con i sacchetti in strada. La
soluzione tampone adottata è
portarli fuori regione e fuori
nazione, un salasso economico
per le casse pubbliche. Ma oltre
al danno c’è la beffa, visto che
una parte dei rifiuti che emigrano
verso le discariche di
mezza Italia potrebbe essere
trattata dagli impianti esistenti.
A VALLE della differenziata ci
sono gli Stir, gli impianti di tritovagliatura.
Sono sette in tutta
la regione. Ricevono i sacchetti
neri e li separano in due frazioni,
una secca finisce negli inceneritori
(anche all’estero) e una
parte umida tritovagliata viene
smaltita nelle discariche fuori
regione. E qui inizia l’affare, ma
anche il problema. I viaggi dei
rifiuti potrebbero essere fermati
da una pronuncia del Consiglio
di Stato attesa in questo
mese. Sarebbe la catastrofe.
A occuparsi della spedizione
dei cumuli di spazzatura di Napoli
e provincia fuori regione ci
pensa la Sapna, società provinciale,
voluta dall’ex presidente e
deputato uscente del Pdl, Luigi
Cesaro. Un pozzo senza fine su
cui indaga anche la Corte dei
Conti per presunte consulenze
d’oro. Per i viaggi della ‘spaz -
zatura’ spende ogni anno 130
milioni di euro, costo medio
150 euro a tonnellata. Tre procure
indagano, quella di Napoli
procede per il reato di traffico
illecito.
“IL PROBLEMA è relativo alla
parte umida tritovagliata –
conferma l’assessore regionale
all’ambiente Giovanni Romano
– il nostro progetto è trattarla
ulteriormente ed ottenere
una materia prima secondaria
che può essere utilizzata per la
chiusura di cave dismesse”.
Per farlo basterebbe far funzionare
gli impianti esistenti. A
Giugliano, provincia di Napoli,
lo Stir ha due aree per la biostabilizzazione,
utili allo scopo.
“Teoricamente – spiegano i
tecnici della Sapna che lo gestiscono
– avremmo potuto diminuire
il carico di rifiuti portati
fuori regione in questi anni,
ma solo teoricamente visto che
le linee non sono in funzione,
ma stiamo provvedendo”. Inutilizzate
perché vi hanno stipato
rifiuti, usate come deposito.
L’autosufficienza impiantistica
menomata da anni di emergenza.
Non è finita. I comuni virtuosi,
spendono una cifra record,
160 euro a tonnellata, per
portare l’umido, in questo caso
quello raccolto attraverso la
differenziata, in impianti fuori
regione. Eppure anche in questo
caso c’è un impianto fermo.
Si trova a San Tammaro, in
provincia di Caserta, capace di
trattare 30 mila tonnellate all’anno.
Non è mai entrato in
funzione. La Campania, piena
di impianti, esporta i rifiuti facendo
ricchi imprenditori e società
di mezza Italia, nord in testa.
A tutti conviene l’emergen -
za infinita. Il fatto quotidiano 2 gennaio 2013
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