lunedì 11 marzo 2013

la presa della pastiglia: il pdl ritroverà mai il senso del ridicolo?




 La presa della pastiglia
di Marco Travaglio
Chi ha in mente la scena finale del Caimano
di Nanni Moretti sarà rimasto un po’ deluso,
ieri, dinanzi alla marcetta sul Tribunale di
Milano dei parlamentari Pdl capitanati da Angelino
Jolie. Si temeva di molto peggio: un assalto
possente, drammatico, sinistro, almeno
vagamente nibelungico. Invece per fortuna
non siamo la Germania delle Valchirie e nemmeno
la Francia della presa della Bastiglia. Siamo
il paese dell’operetta, che non conosce il
dramma: al massimo il melodramma. Dunque
dobbiamo accontentarci di questa tragicomica
scampagnata sul marciapiede, tipo gita delle
pentole, di una corte dei miracolati sbarcati a
Milano come Totò e Peppino, ma molto più
ridicoli, visto che alle pellicce e ai colbacchi
fuori stagione aggiungono quintali di silicone,
botulino, pròtesi di lattice, fard, toupet e trapianti
abortiti, e alle caciotte sostituiscono trillanti
iPhone con la suoneria di “Meno male che
Silvio c’è”. Il quale Silvio, pover’ometto, giace
esanime sul letto di dolore, piegato e piagato da
un’uveite bilaterale isterica con scappellamento
a destra che da un momento all’altro, stando
ai medici e agli avvocati di corte, potrebbe portarlo
alla tomba. Insomma, al posto della presa
della Bastiglia, abbiamo la presa per il culo, o al
massimo della pasticca per curare patologie
fasulle e allontanare sentenze vere. Spiccano,
nella foto di gruppo dell’allegra brigata sanculotta
in gita premio al Palagiustizia, Danton
Alfano, Marat Cicchitto, Saint Just Gasparri e
Robespierre Lupi, mentre Santanchè, De Girolamo,
Gelmini, Giammanco, Ravetto, Prestigiacomo,
Mussolini e Casellati si contendono
i panni di Charlotte Corday prima del bagno.
Alcuni assedianti conoscono bene il posto
e fanno da ciceroni: chi per curriculum, come
Denis Verdini (cinque processi), Matteoli
(uno) e Raffaele Fitto (due processi e una condanna
fresca fresca a 4 anni), chi per motivi
professionali, tipo gli on. avv. Ghedini e Longo.
Ma anche Caliendo, l’amico della P3, e Nitto
Palma, che in teoria sarebbero addirittura magistrati
e non si sa bene contro chi protestino:
forse contro se stessi. Va comunque apprezzato
il generale sprezzo del ridicolo di chi denuncia
l’uso politico della giustizia mentre fa
un uso giudiziario della politica. Ma anche lo
sprezzo del pericolo di alcuni noti condannati e
imputati che sono financo entrati in tribunale
col rischio di essere identificati, vista la somiglianza
con le facce patibolari di alcuni ricercati
ritratti nei “Wanted” in bacheca, e di
non uscire più. Pare che Formigoni sia rimasto
prudenzialmente a casa. Notevole anche la faccia
dell’acuto Razzi, reclutato all’ultimo momento
per far numero, che ancora in tarda
serata non aveva capito dove l’avessero portato,
e soprattutto perché. Capezzone e Giovanardi
invece si sono molto felicitati con se
stessi perché, dopo anni di oscuramento, hanno
strappato un’inquadratura di alcuni nanosecondi
al Tg4 . In ogni caso si è persa l’occasione
per una bella retata: è raro trovare tanta
bella gente insieme a portata di manette. L’implume
Alfano, tornato leader per un giorno in
assenza del padrone travestito da cieca di Sorrento,
minacciava tutto accaldato un imprecisato
“Aventino”. Intanto Gasparri capiva tutto
al volo e prenotava un tavolo nel noto ristorante
“Da Rino all’Aventino”. Poi Jolie s’appellava
a Napolitano, ma sbagliava indirizzo:
com’è noto, il Presidente non si occupa di processi
e inchieste, tranne quando gli telefona
Mancino.
Ps. Mentre chiudo l’articolo, alle ore 20, non
risulta sull’Ansa una sola dichiarazione di
esponenti del Pd contro la gazzarra del Pdl al
Palazzo di Giustizia di Milano. Solo un dolente
commento di Bersani alla minaccia aventiniana
di Alfano: “Spero siano voci che smentiscano
(sic, ndr), che siano suggestioni di un
momento”. Si vede subito che è cambiato e ha
capito la lezione: gliele ha cantate chiare. Il fatto quotidiano 12 marzo 2013