Pubblichiamo il documento del 22 febbraio "strettamente riservato e confidenziale" in cui Gamberale si dice pronto a sfilarsi dall'accordo con Iren Ambiente: "Dobbiamo tutelarci da eventuali rischi di confisca o demolizione dell'impianto derivanti da procedimenti penali in corso. Allo stato si ritiene opportuno sospendere l'investimento". Così l'accensione dell'impianto potrebbe tornare in discussione
di Mauro Meggiolaro | 26 marzo 2013 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/guai-dellinceneritore-di-parma-allontanano-f2i-ecco-lettera-che-puo-portare-allo/543379/

Una lettera di F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture), di cui è entrato in possesso in esclusiva ilfattoquotidiano.it,
potrebbe far saltare il progetto per il contestato inceneritore di
Parma. Il documento “strettamente riservato e confidenziale”, datato 22
febbraio 2013, è indirizzato a Iren Spa, la multiutility di Parma, ed è
firmato da Vito Gamberale amministratore delegato di F2i, il fondo
controllato da Cassa e Depositi e Prestiti. Lo stesso fondo che sarebbe
pronto ad acquisire il 49% di Iren Ambiente – la società che gestisce
gli impianti di smaltimento di rifiuti del Gruppo Iren – per circa 80
milioni di euro. Un’acquisizione condizionata – secondo quanto ha riportato l’agenzia Radiocor - dalle vicende dell’inceneritore di Parma e del PAI (Polo Ambientale Integrato), che “sarà uno dei punti di forza della joint venture tra il gruppo energetico e F2i”. Senza Parma rischia di non concretizzarsi l’accordo
Iren Ambiente e F2i e con esso il previsto “abbattimento” dei debiti di
Iren, che seguirebbe all’assegno milionario promesso da fondo per le
infrastrutture. Un rischio che sembra farsi più concreto.
Nella lettera Vito Gamberale ricorda
infatti che l’avvio del procedimento penale in relazione a presunti
illeciti connessi alla progettazione e costruzione del PAI “ha
comportato l’integrazione e la modifica della struttura dell’accordo di
investimento di F2i”. F2i ha richiesto “pareri legali” circa “eventuali rischi di confisca o demolizione del PAI”
per tutelare la posizione del fondo dalle “eventuali conseguenze
negative derivanti dal citato procedimento penale”. Ma i pareri dei
legali di Iren “non hanno escluso o considerato comunque remoto che il
PAI possa essere oggetto di confisca o demolizione”.
Il rischio che le vicissitudini giudiziarie dell’inceneritore possano
mandare a monte la sua realizzazione è ancora elevato e,
conseguentemente, secondo F2i, “non si sono soddisfatte le condizioni
dell’investimento”. Anzi, in conseguenza dell’ordinanza del Tribunale
del Riesame di Parma del 5 dicembre 2012, i legali di Iren “hanno
evidenziato la possibilità di incolpazione con riferimento all’ipotesi
corruttiva”.
Nella lettera firmata dall’ad di
F2i si evidenzia la possibilità che la vicenda processuale si sviluppi
con un aggravamento “della impostazione accusatoria” che porterebbe a
non escludere “nuovi provvedimenti cautelari a valere sul patrimonio
della società” o provvedimenti sanzionatori in capo a Iren per effetto
della legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società. A
impensierire il fondo F2i e Gamberale sono anche le “incertezze circa le
entrata in esercizio del PAI entro la data ultima per beneficiare degli incentivi di legge”.
Le conclusioni che trae F2i sono chiare: “Allo stato, fino a quando non
sarà delineata con chiarezza la risoluzione delle criticità relative al
PAI, si ritiene opportuno sospendere l’investimento in IAM”. Laddove IAM sta per Iren Ambiente Spa, la divisione rifiuti di Iren. La lettera si chiude con un invito al confronto,
“per valutare in buona fede su quali basi possano essere definiti i
termini e le condizioni dell’accordo di investimento”. Tutto da
rivedere, quindi, e prospettive tutt’altro che rosee per la possibile
entrata di F2i in Iren Ambiente. Un accordo dato invece per certo da
Roberto Bazzano, presidente di Iren. “Tutti gli atti sono a posto”, ha
dichiarato Bazzano il 1 marzo a margine di un incontro dell’Osservatorio
Utilities. “Ci prendiamo un mese per chiarire alcuni aspetti.
L’obiettivo è chiudere entro metà giugno”.
Lo stesso 1 marzo, con una nota stringata alla stampa, Iren Ambiente aveva comunicato la partenza ufficiale della fase preliminare del
Polo Ambientale Integrato (PAI) di Parma, mentre si erano accese le
prime fiammelle del contestatissimo inceneritore, uno dei principali
bersagli della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle e del
neo-sindaco Pizzarotti. Per il momento, come previsto del piano, le
fiamme stanno bruciando “solo gas metano”, ma dopo “circa 30 giorni”
dall’avvio della fase preliminare Iren prevedeva di “portare a regime le apparecchiature e gli apparati”. Intorno al primo di Aprile, quindi, dovrebbe essere tutto pronto.
In realtà, alla luce dei contenuti della lettera di F2i, la partenza
effettiva dell’inceneritore potrebbe essere un clamoroso pesce d’Aprile,
che toglierebbe dall’impaccio il neo-sindaco, mettendo ancora una volta
a nudo i gravi problemi finanziari della municipalizzata Iren e un
modello di business – quello degli inceneritori – che avrebbe non poche
ombre dal punto di vista economico.
Intanto, il 25 febbraio il Comune di Parma ha chiuso il bando per la realizzazione di una “Fabbrica dei Materiali“,
un progetto che prevederebbe un impianto di trattamento meccanico
biologico (TMB) dei rifiuti “al fine di minimizzare il ricorso allo
smaltimento e di utilizzare gli stessi materiali come risorsa per fini
non solo ambientali ma anche economici e sociali”. La “fabbrica” sarebbe
un’alternativa all’inceneritore e seguirebbe un modello di trattamento
“tedesco”, con costi a carico dei cittadini attorno ai 60
Euro/tonnellata, contro i 160 euro indicati dal piano finanziario di
Iren per il PAI. Il piano di Iren si baserebbe, come è prassi per
progetti del genere, su tempi di ammortamento di dieci anni per le opere
meccaniche e venti anni per le opere civili con il rischio che la
multiutility sia costretta a ricalcolare al rialzo la tariffa (160
euro), visto che l’Unione Europea – come espresso da una risoluzione di indirizzo del Parlamento Europeo alla
Commissione dell’Aprile 2012 – sembra orientata a vietare
l’incenerimento di rifiuti compostabili e riciclabili entro il 2020.
Un eventuale divieto dell’Unione Europea costringerebbe Iren a ridurre considerevolmente i tempi di ammortamento,
cosa che – nella situazione attuale – porterebbe molto probabilmente a
un aumento dei costi a carico dei cittadini. Un motivo in più – secondo
gli oppositori del PAI – per decidere a favore di un trattamento più
sostenibile dei rifiuti. Anche
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