Nel parere fornito al primo ministro Ayrault, i magistrati rilevano il
raddoppio dei costi della linea ferroviaria Torino-Lione. E citano studi
secondo i quali l'opera non produrrà profitti neppure in uno scenario
di ripresa economica. Il 3 dicembre vertice Monti-Hollande
di Andrea Giambartolomei | 6 novembre 2012Commenti (403)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/06/tav-in-francia-corte-dei-conti-boccia-progetto-costi-alti-e-ricavi-a-rischio/404642/
I
costi sono aumentati troppo, da 12 a 26 miliardi di euro, e il flusso
delle merci è diminuito. Sono alcune delle critiche al progetto
dell’Alta velocità Torino-Lione espresse dalla Corte dei Conti francese.
Ieri i magistrati contabili di Parigi hanno pubblicato il parere,
fornito al primo ministro Jean-Marc Ayrault a inizio agosto, in cui
vengono elencati i dubbi sul progetto. Si tratta di un documento
importante in vista del vertice sul Tav tra Mario Monti e François
Hollande a Lione il prossimo 3 dicembre.
“Il carattere internazionale del progetto, la sua anzianità e la sua
complessità rendono difficile esprimere delle raccomandazioni”, scrive
il presidente della Corte Didier Migaud, che chiede di non trascurare
soluzioni alternative, cioè i miglioramenti della linea esistente, e di
considerare delle misure per spostare il traffico transalpino dalla
strada alla ferrovia. I costi del progetto vanno considerati in maniera
sistematica, consiglia, tenendo conto della situazione finanziaria del
Paese, della rendita dell’opera e della sua capacità di far crescere
l’economia. Il documento della Corte ripercorre diverse obiezioni
sollevate dai No Tav sul versante italiano.
I costi. Nel documento di quattro pagine, la Corte rivede l’aumento del
budget del programma di studio e dei lavori preliminari, “stimato
inizialmente a 320 milioni, poi a 371, è stato portato a 534,5 a partire
dal marzo 2002, in seguito a 628,8 milioni nel programma del 2006. Le
stime presentate alla conferenza intergovernativa del 2 dicembre 2010
l’hanno portato a 901 milioni”. Questo costo, quasi triplicato è dovuto
alla realizzazione delle discenderie (gallerie), ai problemi geologici
e, sul versante italiano, alle proteste e alla variazione del tracciato
(da Venaus a Chiomonte), ricorda il presidente Migaud.
Per la parte comune del progetto, i dati del giugno 2010 prevedevano
10,259 miliardi di euro “senza spese finanziarie, manodopera e studi
preliminari”, quasi due miliardi in più rispetto al 2003. Nel complesso,
la stima del costo globale del progetto è passato da 12 miliardi nel
2002 a venti miliardi nel 2009 e poi a 26 miliardi “secondo gli ultimi
dati comunicati dalla direzione generale del Tesoro”.
C’è poi la questione: chi pagherà? Se l’accordo del 30 gennaio scorso
prevede una ripartizione dei costi della prima fase (42 per cento alla
Francia, il resto all’Italia), mentre la seconda fase (acquisti dei
terreni, reti deviate) pesa tutta sull’Italia, non si sa di preciso
quanto sborserà l’Unione europea per i lavori.
I flussi. Il progetto è stato “concepito in un contesto di forte
crescita dei traffici attraverso l’arco alpino”, scrive Migaud, per
questo ora bisognerebbe rivalutare i flussi. Nel 1991, negli anni in cui
venne lanciata l’idea della Torino-Lione, il rapporto Legrand prevedeva
che i passaggi di merci sarebbero più che raddoppiati tra il 1987 e il
2010, ma già nel 1993 uno studio riteneva che quel rapporto
sovrastimasse i passaggi e la crescita. Poi, dal 1999, i traffici sono
diminuiti: da una parte la chiusura temporanea del Monte Bianco,
dall’altra l’apertura di nuove vie in Svizzera, la fine dei transiti
notturni e la crisi. Tutti i passaggi tra Francia e Italia ne hanno
risentito, fatta eccezione di Ventimiglia su cui arrivano i flussi dalla
Spagna. Solo nel 2035, ricorda la Corte citando uno studio dei flussi
voluto da Ltf (Lyon-Turin ferroviaire, società che gestisce l’opera), è
prevista la saturazione della linea storica.
Per queste ragioni, tra costi eccessivi e dubbi incassi dei pedaggi, la
Corte dei conti ritiene che il progetto abbia una rendita poco certa.
Anzi, sottolinea Migaud, “secondo gli studi economici voluti nel
febbraio 2011 da Ltf sul progetto preliminare modificato, il valore
attuale netto è negativo in tutti gli scenari”, che siano di crisi o di
ripresa.
Tuttavia la politica non sembra turbata dal documento. Nella sua
risposta a Migaud, il premier Ayrault ribadisce le intenzioni politiche
del governo, gli impegni internazionali e in particolare gli accordi con
l’Italia. Domani saranno invece i senatori delle regioni francesi
interessate dalla linea, Rhones-Alpes e Savoia, a lanciare un appello a
sostegno del Tav.
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