giovedì 1 novembre 2012

proroga di 2 anni al ponte mangiasoldi Messina Reggio

Proroga di due anni
al ponte mangiasoldi
PER NON AFFRONTARE LA GIUNGLA DI CLAUSOLE FIRMATE DALL’A NA S
IL GOVERNO RINVIA LE DECISIONI SUL VIADOTTO MESSINA-REGGIO LO SCONTRO
tra i ministri
sulla proroga
contestata: da una
parte c’è Passera,
dall’a l t ra
Fabrizio Barca
Il fatto quotidiano 2 novembre 2012 di Giorgio Meletti
La parola chiave è
“bancabilità”, un
neologismo caro al
governo dei tecnici.
In italiano povero significa che
un’opera pubblica, ad esempio
il Ponte sullo Stretto di Messina,
si definisce bancabile quando
una banca, visti i piani di rientro
dell’investimento, si fida di finanziare
il privato che intraprende
la costruzione.
Il Consiglio dei ministri, dopo
lunga discussione, ha deciso
mercoledì sera che ci vorranno
due anni di tempo per valutare
“la sussistenza delle effettive
condizioni di bancabilità” del
Ponte sullo Stretto, e anche, incredibilmente,
la sua “fattibilità
tecnica”. Sul ricongiungimento
in acciaio e cemento di Scilla e
Cariddi da circa 30 anni governi
di ogni colore hanno fatto figure
barbine con i più illogici contorsionismi
verbali, ma il governo
Monti stavolta batte ogni record.
IL PRIMO QUESITO lo poteva
risolvere non in due anni, ma in
due ore una piccola équipe di ragionieri
cercati a caso sull’elen -
co telefonico. Il ponte costerebbe
circa 10 miliardi, e per ripagare
le banche che lo finanziassero
ci vuole - nelle migliori delle
ipotesi - una rata di mutuo attorno
ai 500 milioni l’anno per
40 anni. Il ponte dovrebbe cioè
fatturare 500 milioni più i costi
di esercizio e manutenzione.
Quindi dovrebbe incassare come
minimo pedaggi tra i 700 e i
900 milioni all’anno. Siccome
Autostrade per l’Italia, con 3 mila
chilometri di autostrade a pedaggio
non arriva ai 3 miliardi,
può il ponte da solo (3 chilometri
messi a disposizione di una
delle zone più povere d’Italia)
fatturare un terzo delle autostrade
italiane? I ragionieri scelti
a caso direbbero subito di no, il
governo dei bocconiani vuole
pensarci per due anni.
Il secondo quesito è ancora più
assurdo. Da 30 anni si discute se
la mente umana sia in grado di
progettare un’opera del genere.
Molti pensano di no. Il consorzio
Eurolink (Impregilo, Cmc di
Ravenna, Condotte e altri) ha
già consegnato da un paio d’an -
ni il suo progetto definitivo. La
società Stretto di Messina (statale)
l’ha approvato. Il governo
dice che servono altri due anni
per “valutare” se quella roba starà
in piedi. Basterebbe che Mario
Monti scendesse in via del
Corso e chiedesse al primo geometra
di passaggio per sentirsi
rispondere che, se c’è ancora un
dubbio dopo 30 anni di studi
profumatamente pagati ai più
titolati ingegneri del pianeta,
non saranno certo altri due anni
di tentennamenti a fugarlo.
In verità, dietro l’apparente
commedia dell’assurdo, dentro
il governo Monti si sta giocando
una partita durissima e poco
trasparente che vede schierati
interessi contrapposti. Il ministro
delle Infrastrutture, Corrado
Passera si è battuto per chiudere
subito la partita: il ponte
non si fa più, e lo Stato paga a
Eurolink ciò che il contratto stipulato
nel marzo 2006 prevede.
Tra costi già sopportati, lavori
già eseguiti, penale per la risoluzione
del contratto e altri dettagli,
il conto potrebbe sfiorare il
miliardo di euro.
IL MINISTROdella Coesione sociale,
Fabrizio Barca, si è ribellato
alla scorciatoia, già manifesta
quando sono stati stanziati
nella legge di Stabilità 300 milioni
appositi, per chiudere i
conti con Impregilo e soci. Proprio
ieri faceva discutere la notizia
dei 18 miliardi di debiti della
regione Sicilia. Non c’è spazio
per buttare altri soldi da quelle
parti. Il premier Monti, che è più
d’accordo con Barca che con
Passera, ha sottoscritto una scomoda
mediazione.
Il fatto è che Pietro Ciucci, padre-
padrone della Stretto di
Messina, ma anche messo da
Romano Prodi alla testa dell’Anas
nel 2006, ha architettato un
dedalo inestricabile di clausole
contrattuali, con le quali Eurolink
può in qualsiasi momento
trascinare in giudizio lo Stato e
farsi dare un sacco di soldi. Lo
stesso Ciucci, quando il governo
Monti ha “definanziato” il ponte,
ha fatto ricorso formale al
presidente Napolitano contro il
provvedimento, come se fosse
un lobbista dei costruttori e non
un servitore dello Stato. Ciò che
inquieta è che Ciucci motiva il
suo ricorso con il fatto che dire
basta all’operazione ponte costerebbe
appunto un sacco di
soldi in penali. I due anni di
tempo per valutare la bancabilità
hanno un senso giuridico: se
si accertasse che nessun privato
è disposto a mettere i soldi sull’opera,
la Stretto di Messina
può sciogliere il contratto con
Eurolink senza pagare un pezzo
di penale (circa 250 milioni). Ma
i precedenti fanno sospettare
che in questi due anni, andando
avanti con lavori e lavoretti, Eurolink
potrebbe preparare una
pila di fatture per ben più di 250
milioni da presentare all’incas -
so. È una partita a poker. Il partito
dello spreco e quello della
sobrietà sono entrambi rappresentati
nel governo. Il primo ha
già vinto, il secondo vuole impedirgli
di stravincere

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