giovedì 1 novembre 2012

ambientalisti: non buttate i soldi con il ponte sullo stretto 8,5 miliardi e 900 milione di penale

Ambientalisti uniti: non buttate miliardi
WWF, LEGAMBIENTE, ITALIA NOSTRA E FAI SCRIVONO A MONTI: SULLE GRANDI OPERE C’È IL TRUCCO 8,5
COSTO PREVISTO
IN MILIARDI
GIOCATTOLO DI LUSSO
Solo una certezza sul Ponte
di Messina: è molto costoso.
I pedaggi ne finanzieranno
solo una quota minima
900
PENALI PREVISTE
IN MILIONI
L’AFFARE È GIÀ FATTO
Grazie ai contratti fatti
dall’Anas, anche bloccando
l’opera il contribuente
pagherà quasi un miliardo Gli aggettivi sono scelti
con cura: orwelliana, pittoresca,
scandalosa. Le maggiori
associazioni ambientaliste
(Fai, Italia Nostra, Legambiente
e Wwf) così descrivono
l’ultima invenzione di Corrado
Passera per continuare a finanziare
le grandi infrastrutture
mentre tutte le altre voci
di spesa dello Stato vengono
tagliate senza pietà. E sembrano
sicure che il premier Mario
Monti, impegnato su troppi
fronti, non si renda conto dei
pasticci che i ministri combinano
sotto il suo naso.
Così i quattro presidenti delle
associazioni hanno scritto
una lettera al presidente del
Consiglio, per criticare i contenuti
preoccupanti “delll’art.
33, commi da 1 a 3, del decreto
legge n. 179/2012”, cosiddetto
decreto Sviluppo. Sarebbero
misure, come dice la relazione
tecnica, “per consentire la realizzazione
di quelle infrastrutture
di notevole rilevanza il
cui piano economico-finanziario
presenta dei costi di investimento
che impediscono
al piano stesso di raggiungere
l’equilibrio”, cioè le opere che
non servono a niente, o comunque
non si ripagano con
il traffico. L’accusa è che, con
la favola di attirare gli investimenti
privati sulle opere pubbliche,
cosa impossibile se l’opera
non è redditizia, “lo Stato
intende indebitarsi per garantire
una rendita ai privati”. A
chi va la sovvenzione, sotto
forma di credito d’imposta?
“Il presupposto irrinunciabile
di sapore orwelliano per attivare
le misure appena descritte
- scrivono gli ambientalisti -
è che sia dimostrata la non sostenibilità
del Piano Economico
Finanziario – PEF delle
opere in questione!”.
Da una parte si strombazza la
magia del project financing,
cioè le infrastrutture che si ripagano
da sole con i ricavi da
traffico. Dall’altra si fa la leggina
per far pagare allo Stato le
opere in perdita. Ma soprattutto
la lettera degli ambientalisti
adombra la questione
del conflitto d’interessi, quando
elenca le opere beneficiarie
dei tre preziosi commi: “La linea
ad AV Verona-Padova, le
due nuove linee C e D della
metro romana, l’autostrada
Fano-Grosseto, l’autostrada
della CISA, la Pedemontana
piemontese, la metropolitana
sub lagunare di Venezia. E nel
prossimo futuro, immaginiamo,
l’autostrada Nuova Romea,
opera valutata attualmente
attorno ai 10 miliardi
di euro, la Bre.Be.Mi. (autostrada
Brescia-Bergamo-Milano),
la tangenziale Est di Milano
e la Pedemontana lombarda”.
Siccome Passera e il
suo vice, Mario Ciaccia, vengono
da Intesa Sanpaolo, i
quattro presidenti malignano:
“A puro titolo di cronaca,
facciamo notare, a quanto ci
risulta, che Banca Intesa Sanpaolo
è il primo azionista di
Autostrade Lombarde (39,7%
del capitale) che a sua volta
controlla Bre.Be.Mi., e ha in
portafoglio il 26% di Pedemontana
e il 5% di Tem Spa
(che controlla Tangenziale
Esterna)”.
g. me. Il fatto quotidiano 2 novembre 2012

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