giovedì 1 novembre 2012

Fiat tutti contro Marchionne, perfino Passera e Fornero?

TUTTI CONTRO MARCHIONNE
PERFINO LA FORNERO CHIEDE ALLA FIAT DI SOSPENDERE LA RAPPRESAGLIA
E NON LICENZIARE I 19 OPERAI NELLO STABILIMENTO NAPOLETANO LA REAZIONE
Il manager irrita
i mercati che non
si fidano di lui,
i sindacati che gli
avevano creduto
e anche Passera
Il Fatto quotidiano 2 novembre 2012
di Stefano Feltri
Stavolta Sergio Marchionne
è riuscito a irritare
tutti, perfino il
governo che con due
ministri gli contesta la rappresaglia
su Pomigliano, cioè la
scelta di licenziare 19 lavoratori
per far posto ai 19 la cui assunzione
è imposta dal tribunale
come risarcimento alla discriminazione
degli iscritti Fiom.
“NON MI È PIACIUTA la mossa”,
dice il ministro dello Sviluppo
Corrado Passera, rispondendo
ai cronisti Sky. Poche ore dopo
arriva, più meditata e ufficiale,
una nota del ministro del
Welfare, Elsa Fornero, che entra
nel merito della decisione dell’azienda
e “invita la Fiat a soprassedere
all'avvio della procedura
di messa in mobilità del personale”.
La Fornero è molto attenta
nella sua nota a mettere tutte
le parti sullo stesso piano, la
Fiom discriminata, i sindacati
che hanno firmato l’accordo e
quindi sono rappresentati e l’azienda,
ma poi esprime “ram -
marico e preoccupazione” e diffida
l’azienda dal mettere in atto
la rappresaglia contro la sentenza
del tribunale. Adesso si aspetta
di capire se il Lingotto andrà
contro il governo, dopo il richiamo
così esplicito della Fornero.
Di certo l’amministratore delegato
del gruppo ora è in una posizione
difficile, perché come
spiega in un’intervista al Corriere
della Sera, la Fiat sta trattando
con l’esecutivo per ottenere una
qualche forma di aiuto alle
esportazioni (“C’è un tavolo, lavoriamo
insieme”). La decisione
su Pomigliano indispone
Raffaele Bonanni della Cisl che è
consapevole di come i 19 da allontanare
saranno scelti in parte
anche tra i suoi iscritti e quindi
annuncia di essere pronto a
muoversi contro il Lingotto (in
tribunale) in caso di licenziamenti
ingiusti.
MA SINDACATI e governo non
sono certo i soli a trovare Marchionne
sempre meno simpatico.
Ci sono anche gli investitori
sul mercato: in una giornata positiva
per la Borsa di Milano, ieri
c’erano solo due titoli in calo,
Monte Paschi e Fiat, che continua
a scivolare da quando ha
presentato i conti trimestrali, il
30 ottobre. L’utile netto, nel terzo
trimestre è stato di 286 milioni,
il doppio che nel 2011 e sopra
le attese degli analisti. Ma
questo non basta a creare ottimismo
attorno al titolo Fiat. Per
due ragioni: la situazione finanziaria
e le prospettive industriali
Sul web, nei forum di investitori,
si legge l’analogia tra la Parmalat
prima del crac e la Fiat di
Marchionne (basta vedere wallstreetita
lia. it ): perché un’azien -
da che fa utili e ha una enorme
massa di liquidità (17 miliardi di
euro) continua a far aumentare
il debito? Se è tutto in regola,
perché non usa la liquidità per
ridurre l’indebitamento (53 miliardi)
e pagare meno interessi?
Marchionne si era indignato
quando Massimo Mucchetti, in
un’intervista sul Corriere del 24
febbraio, per primo aveva evocato
la Parmalat: “Ma come si
permette?”. E poi aveva spiegato
la liquidità era una (costosa) assicurazione
contro i rischi dei
mercati finanziari e lo strapotere
delle banche creditrici. Ma
nei mesi trascorsi da quell’inter -
vista, anche la Consob ha iniziato
a fare accertamenti
sulla liquidità. L’azienda
ha risposto
che “qualsiasi insinuazione
circa il fatto
che Fiat non disporrebbe
della liquidità
dichiarata nella propria
comunicazione
finanziaria periodica
è falsa”.
MARCHIONNE non è
più tornato sul tema,
preferisce parlare di
piani industriali. Ma
anche questi non convincono il
mercato: il manager prende
tempo, vede altri due anni critici,
continua a spostare modelli
da uno stabilimento all’altro, nel
tentativo di trovare una sintesi
con Chrysler, annuncia il graduale
abbandono del marchio
Lancia. Ma la strategia resta la
stessa: sperare che il mercato
americano tiri come sta facendo
e che lì si vendano le 500 (chenon avranno il marchio Fiat e
sono prodotte in Messico).
MARCHIONNE riesce sicuramente
anche a irritare l’ostile
Diego Della Valle, che chiede
l’intervento di Giorgio Napolitano
e di Monti sul caso Pomigliano.
Ma la vera ragione per la
rabbia dell’imprenditore della
Tos è che Marchionne si dice disponibile
a partecipare all’au -
mento di capitale di Rcs (dovrebbe
essere nell’ordine di 400
milioni), “se ci sono piani credibili”.
Della Valle sperava che fosse
l’occasione per conquistare il
Corriere , vedendo la Fiat ridurre
la sua quota. Invece Marchionne
resterà. E lo dice direttamente
dalle colonne del Corriere .
Giusto per far capire chi comanda.
Twitter @stefanofeltri

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