“Io al posto di un altro?
La notte non ci dormo”
L’OPERAIO: “QUANDO L’HO SAPUTO LA PRESSIONE È SALITA A 200
LA FIOM LANCIA UNO SCIOPERO NAZIONALE A POMIGLIANO IL 14 SU INTERNET
I giudizi più pesanti
su Facebook: “Il
manager è come
il peggior venditore
E vuole solo trasferire
tutto all’estero” di Salvatore Cannavò
Stasera ho la pressione a 200.
Non ho chiuso occhio l’altra
notte. Sono davvero agitato. E
triste”. L’operaio di Pomigliano,
per il quale il giudice ha stabilito il
rientro in fabbrica, e che non vuole essere
nominato, vive così la notizia dei
19 licenziamenti annunciati dalla Fiat
per fare posto a lui e ai suoi compagni.
“Sono momenti difficili, dolorosi. Le
notizie si accavallano e noi ci sentiamo
scaraventati da una parte e dall’altra.
Solo perché vogliamo lavorare. Solo
perché abbiamo il diritto di farlo”. Il
nostro interlocutore ha la voce affannata
eppure non rinuncia a commentare
quanto è a successo. Del resto, a
Pomigliano non si parla d’altro. La città
non riesce, suo malgrado, a uscire
dall’attenzione generale. L’altra sera,
Maurizio Landini, segretario genereale
della Fiom, ha lanciato l’idea che il
14 novembre, giorno in cui la Cgil ha
proclamato lo sciopero generale di 4
ore, si tenga qui una grande manifestazione
nazionale. Un modo per costringere
il sindacato tutto, ma anche
la politica e lo stesso governo, a fare i
conti con la situazione. Pomigliano,
capitale sindacale d’Italia.
Ma tra gli operai che lavorano in fabbrica,
e sono 2150, e quelli che invece
sono ancora rimasti fuori,
e sono altrettanti, si
respira male, la tensione
si fa più spessa. A dare
un’altra testinianza è Sebastiano
D’Onofrio, ex
Rsu di Pomigliano e uno
dei 19 da reintegrare:
“Mi sono posto il problema
che per far entrare
me ci sarà qualcun altro
a dover uscire, ma noi
non abbiamo alcuna responsabilità
nei licenziamenti
annunciati da
Marchionne, e questo lo
sanno bene anche i tanti
lavoratori che sono nella
“newco”, perchè la Fiat
sta facendo solo quello
che ha sempre fatto”. Anche
D’Onofrio parla di notte insonne,
di “stare male” per quanto è stato annunciato
dalla Fiat: “E' inaccettabile -
sottolinea - quello della Fiat è un atto
scellerato, e Marchionne oltre a dettare
“legge” su chi deve entrare e chi
no, adesso caccia anche chi è dentro”.
D’Onofrio dichiara di aver incontrato
gli operai che lavorano dentro lo stabilimento,
quelli che ora sono minacciatiatti
di licenziamento. “Ma nessuno
di loro ci ha addossato la colpa”.
Strana storia, questa, di chi spera di
poter lavorare e deve scusarsi per averlo
chiesto alla magistratura. Ma la discriminazione
degli operai iscritti alla
Fiom è stata accertata dal giudice in
forma palese, è evidente a chiunque
sappia far di conto. Così come è palese
un’altra stortura di questa vicenda. La
Fiat, con l’accordo di Pomigliano, siglato
sull’onda del referendum, si era
impegnata a riassumere tutti gli operai
del vecchio stabilimento. Ne ha assunti
solo la metà e se il solo rientro di 19
operai basta a far saltare i suoi progetti
cosa devono mai pensare gli altri
2000?
Intanto da ieri è sottoscrivibile un appello
nazionale “Stiamo con i 19+19”
che sostiene il diritto degli operai della
Fiom” che hanno vinto la causa a rientrare
nello stabilimento di Pomigliano,
ma che si schiera anche “contro
ogni forma di rappresaglia e di disgregazione
del principio di uguaglianza e
della carta costituzionale”.
Per questo, si legge
ancora nell’appello,
“chiediamo al governo
di imporre il rispetto
della legalità e
della dignità delle
persone. A nessuno
possono essere consentite
eccezioni,
neppure alla Fiat”
(l’appello si trova sul
sito di Articolo 21).
Il grosso dei lavoratori,
però, preferisce
non parlare. La paura di perdere il posto
di lavoro è più forte di ogni altra
cosa. Solo sui vari profili facebook ci si
lascia andare a giudizi e improperi:
“L'obiettivo di Marchionne è chiaro!!!
chiudere nel giro di due anni Pomigliano
per poter successivamente trasferirsi
all'estero dove la manodopera è
più bassa”. Un altro, riferendosi alle
scarse reazioni, si mostra comprensivo
ma non fa sconti alla politica: “Credo
che molto dipenda dalla disperazione
di non voler accettare di perdere
il posto di lavoro, quello che non comprendo
è come alcuni politici liberi dal
ricatto di Marchionne non capiscano
o non vogliano capire che questo è degno
del peggior venditore”. C’è poi chi
chiama direttamente in causa i sindacati
che hanno firmato gli accordi i
quali, a loro volta, si dicono contrari
all’ipotesi della mobilità annunciata
dall’azienda ma non risparmiano critiche
alla Fiom e alla
Cgil. Come il segretario
aggiunto della Cisl,
Giorgio Santini
che chiede alla Fiat di
ritirare i provvedimento:
“Adesso questi
lavoratori che
escono non potrebbero
nemmeno avere
la cassa integrazione
che hanno gli altri.
Allora - prosegue - la
soluzione sta nel sedersi
ad un tavolo:
chi non ha firmato gli
accordi (la Fiom) li firmi, perchè con
gli accordi si possono tutelare tutti i
lavoratori, sia quelli al lavoro che quelli
fuori, che debbono nel tempo rientrare”.
Poi, riferendosi allo sciopero
“solitario” del 14 novembre, Santini lo
definisce “una vicenda un po’ tristeGli rispondono, a distanza, i lavoratori
della Fiom di Pomigliano chiedendo
alla Fim e alle altre organizzazioni se
pensano di tutelare i lavoratori “proclamando
lo sciopero” oppure se “faranno
ancora finta di non vedere e sentire
cosa succede in fabbrica e fuori”. Il fatto quotidiano 2 novembre 2012
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