martedì 11 settembre 2012
Latina la crisi rifiuti differenziata insufficiente e ridicola
Dopo l’ultimo richiamo della Regione a pre trattare l’immondizia, emergono le incongruenze
La battaglia sui rifiuti
Differenziata bloccata sotto i livelli richiesti dall’Unione Europea
Ecco perché
le discariche
non possono
chiudere
in breve tempo
DOPO l’ultimo richiamo
della Regione Lazio ai Comuni
perché procedano
con il pre trattamento dei
rifiuti emergono altre verità
sul sistema di smaltimento
ancora in essere su tutto il
territorio provinciale e sui
dati reali della raccolta differenziata.
Il Dipartimento
rifiuti della Pisana insiste
sulla necessità di un recupero
preliminare dell’im -
mondizia che riduca il più
possibile il conferimento in
discarica. La media di differenziata
dichiarata dalle
singole città è pari a circa il
22% con picchi che superano
il 60% in alcune piccole
realtà fino ad arrivare ad un
risibile 6% di Aprilia; un
dato quest’ultimo che, però,
potrebbe essere il più
veritiero di tutti considerato
che il volume delle discariche
non sta diminuendo,
anzi si rischia un ampliamento.
Resta da capire
perché la Regione intima
periodicamente ai sindaci
di effettuare il pre trattamento
e, di rimando, le
amministrazioni locali rispondano
che non ci sono
impianti o non c’è più spazio
in quelli autorizzati funzionanti.
Le strutture accessibili
ai Comuni della
provincia sono effettivamente
due, la prima (Rida
spa) si trova nel territorio
provinciale, ad Aprilia, la
seconda (Saf srl) in provincia
di Frosinone ma sufficientemente
vicina all’area
del sud pontino. Il primo
impianto ha una capacità di
trattamento pari a 170mila
tonnellate annue, il secondo
per 140mila tonnellate.
Se la raccolta differenziata
dei Comuni pontini fosse
effettivamente pari al livello
sin qui dichiarato ufficialmente
e se tutte le città
pontine procedessero al pre
trattamento dei rifiuti, non
solo l’ingresso in discarica
si ridurrebbe drasticamente
ma si potrebbe effettivamente
parlare di una progressiva
fase che precede la
chiusura dei due siti. Ossia
esattamente quello che
chiede l’Unione Europea
per arrivare ad un livello di
raccolta differenziata vicina
ad un terzo del totale
(65%) e lasciare esclusivamente
piccole discariche
con una rete di impianti di
trattamento. Allo stato solo
i sindaci sembrano non essersi
accorti del filo sottile
che divide la provincia di
Latina dalle sanzioni
de ll’Unione Europea per
non aver adeguatamente
contribuito alla riduzione
della quantità di rifiuti che
vanno nella discarica e
quindi il volume della stessa.
Persino la Provincia di
Latina, che pure si è opposta
formalmente al piano
regionale dei rifiuti con tutta
la rete degli impianti
autorizzati, continua ad investire
sulla raccolta differenziata
attraverso finanziamenti
ai Comuni virtuosi
ma anche a quelli che
sono ancora molto in ritardo.
I risultati sono stati finora
altalenanti e incidono
sul quadro complessivo
della produzione e del trattamento
in tutta la provincia
di Latina. Il primo vero
test sul trend di crescita
della raccolta differenziata
si avrà a fine anno anche se
l’assessore provinciale
all’ambiente, Gerardo Stefanelli,
ha detto che «difficilmente
sarà possibile rispettare
la tabella di marcia
fissata dalla Regione e il
tetto del 65% perché ci
sono molti Comuni ancora
in ritardo». E tutto questo
per diverse ragioni. Se si
pensa che alcune città hanno
avviato la differenziata
concretamente solo lo scorso
anno (per esempio Minturno)
e altri (vedi Latina)
stanno cambiando il sistema
perché inefficace è facile
comprendere quanta
strada ci sia ancora da fare.
G. D. M. Latina Oggi 11 settembre 2012
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