sabato 1 dicembre 2012

Antonietta Pagani (Verdi): serve monitoraggio arsenico acqua rubinetti

Sermoneta, i valori nell’acqua rientrano nella norma prevista Arsenico, la situazione http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc4da0bedc3/pag14scalosermoneta.pdf I Verdi di Sermoneta, attraverso Antonietta Pagani coordinatrice locale, tornano a porre l’a ff o n d o sul problema d e l l ’ a r s e n i c o nell’acqua potabile di cui si è tanto parlato negli ultimi tempi. L’espo - nente ambientalista riferisce di aver visualizzato e controllato i dati degli ultimi prelievi dell’acqua effettuati nel territorio di Sermoneta da Arpa e Asl. Tali dati sarebbero reperibili sul sito di Acqualatina e non su quello dell’Asl. I valori rientrano tutti nella norma prevista. Si colgono segnali positivi sia per il pozzo di Via delle Vigne che per il fontanino di Via Romana Vecchia. Segno, in quest’ultimo caso, che la dearsenizzazione sta funzionando e i cittadini hanno acqua potabile e pura nei loro rubinetti di casa. L’ambientalista, portavoce dei Verdi ecologisti di Sermoneta, ricorda che la media prevista dall’Ue per arsenico è di 10 microgrammi/ litro (portati a 20 temporaneamente con la deroga concessa, che scadrà a fine dicembre 2012 e che non riguarda comunque i bimbi al di sotto dei 3 anni, le imprese alimentari e le donne in gravidanza e in allattamento. A costoro è inibito l’uso. Al di là di queste buone notizie, va comunque ribadito - ha detto Antonietta Pagani - che l’acque - dotto del territorio di Sermoneta necessita di controlli e di adeguamenti continui. Pertanto i Verdi si rivolgono a Asl , Arpa Latina e Acqualatina per il dovuto monitoraggio delle reti e dell’ac - quedotto. Vanno altresì adeguati gli impianti idrici - tubature e reti fognarie spesso fatiscenti e obsolete. Mina Picone

Ilva Taranto si poteva produrre senza avvelenare, perchè non è stato fatto?

RISANAMENTO O CHIUSURA Da Clini la quarta possibilità ai Riva di Giorgio Meletti Adesso sappiamo che, per il governo Monti, un’acciaieria può funzionare bene senza inquinare e senza ammazzare chi vive nei dintorni. Quella che fino a pochi giorni fa veniva classificata come utopia per anime belle (vi ricordate la spietata concorrenza low cost dei cinesi?) adesso è entrata nel programma del governo. La svolta è stata vista in diretta tv da tre milioni e mezzo di spettatori. Giovedì sera il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si è presentato a sorpresa nello studio tv di La7, da cui andava in onda Servizio Pubblico, ed è entrato in scena per rispondere alle serrate critiche provenienti da tutti i partecipanti alla discussione sul caso Ilva. VERSO MEZZANOTTE , incalzato dal leader della Fiom Maurizio Landini (“Com’è affidabile un’azienda che solo a marzo portava 8 mila lavoratori a protestare sotto la Procura?”), Clini ha detto una cosa del tutto nuova: “L’Ilva può continuare a produrre solo facendo gli investimenti di risanamento prescritti dall’autorizzazione integrata ambientale. O li fai o chiudi. Se l’azienda non fa questi interventi stiamo lavorando su un meccanismo che consenta la continuità produttiva senza i Riva”. Gongola il conduttore, Michele Santoro: “Questa è una notizia!”. E in quel momento “Servizio pubblico” tocca il picco di ascolti, oltre il 19% di share, a coronamento di una serata record, 12,3% di share medio, con 8,6 milioni di contatti. Ieri in Consiglio dei ministri la conferma. “È la prima volta dopo tanti anni che una legge fa riferimento all’articolo 43 della Costituzione”, rivendica Clini. È uno di quei pezzi dimenticati della Carta del 1948: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese...”. Sulla famiglia Riva incombe dunque lo spettro dell’esproprio. In questi mesi tesissimi, a partire dal 25 luglio scorso, quando fu arrestato Emilio Riva, l’86enne patron dell’Ilva, e furono sequestrati dalla magistratura gli impianti dell’area a caldo dell’acciaieria, molte cose sono cambiate. Basti pensare che a Ferragosto Clini parlava di un ricorso alla Corte Costituzionale contro i giudici di Taranto, accusati di aver espropriato al governo la politica industriale. Clini ha capito che non è più politicamente sostenibile far prevalere le ragioni del posto di lavoro su quelle della salute. Ma soprattutto, fa sapere Clini, il vecchio Riva si è arreso. Dopo 17 anni di strenua resistenza, durante i quali nemmeno due condanne passate in giudicato per inquinamento hanno piegato la sua ferma volontà di risparmiare sull’ambiente, ha capito che a questo punto non ha più vie d’uscita: o l’Ilva investe sulla pulizia dei processi industriali o chiude. IL GOVERNOha inventato una sorta di quarto grado di giudizio. I magistrati di Taranto infatti si sono decisi a ordinare il sequestro dell’area a caldo e a fermare la produzione durante il terzo procedimento per inquinamento a carico della famiglia Riva e dei suoi manager. Clini ha deciso di dare una quarta possibilità all’Ilva, stabilendo però che stavolta se Riva fa nuovamente il furbo scatterà la mannaia del commissariamento ed eventualmente della nazionalizzazione. Vedremo. Anche perché adesso si apre la fase più difficile della scommessa di Clini. Gli interventi scritti nell’Aia, che il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante si è impegnato a fare, costeranno almeno 3 miliardi in due anni. Chi paga? L’Ilva, dicono tutti. Che però soldi non ne ha, e dovrà chiederli alle banche, dando in garanzia gli impianti stessi e impegnando gli utili dei prossimi anni per pagare debito e interessi. Con un calcolo a spanne, l’onere potrebbe essere di 5-600 milioni all’anno per i prossimi dieci anni, una cifra cioè pari ai profitti degli anni buoni, in un mercato come quello dell’acciaio caratterizzato da una forte ciclicità. A occhio e croce l’Ilva potrebbe non farcela, stando al suo abituale piangere miseria. Ma qualcosa è cambiato. Clini ha ricevuto assicurazioni da Ferrante: “Un peso di 600 milioni all’anno? Lo reggiamo. Si può fare”. Anche questa è una notizia: si poteva fare. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

Ilva Taranto il governo toglie i sigilli per decreto contro parere Gip

IL GOVERNO TOGLIE I SIGILLI
A L L’ILVA. CON UN DECRETO
MENTRE IL GIP DICE NO AL DISSEQUESTRO DEGLI IMPIANTI, DIVENTA
LEGGE L’AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE . PRODUZIONE ASSICURATA LE SANZIONI Se non viene rispettato il piano di bonifica e messa in sicurezza multe salate. Il garante potrà arrivare fino all’e s p ro p r i o dello stabilimento di Marco Palombi Quella che è stata adottata dal consiglio dei ministri è una legge e come tale dovrà essere rispettata. Anche dal tribunale del Riesame”. Corrado Clini mette le mani avanti sul decreto - varato ieri dopo una discussione di sei ore che ha fatto slittare a mercoledì il Dl sull’incandidabilità dei condannati - che consente all’Ilva di riprendere a produrre. In conferenza stampa a palazzo Chigi insieme a Mario Monti e Corrado Passera, il ministro dell’Ambiente “avverte” insomma i giudici attesi ad una scelta giovedì prossimo. Non dovrà più succedere quanto accaduto ieri mattina, quando la gip Patrizia Todisco ha rigettato un’istanza di dissequestro dell’area a caldo dello stabilimento: d’altronde “non c’era ancora il decreto”, ha tagliato corto il premier. SEMBRANO convinti che la situazione sia risolta anche gli operai liguri di Ilva, che ieri hanno applaudito la nuova legge e sciolto il presidio davanti alla prefettura di Genova. “Questo decreto era necessario e urgente - ha spiegato Passera - dovevamo evitare un impatto sull’economia da otto o nove miliardi di euro e farlo subito, perché si stava fermando la filiera dell’acciaio tanto nel gruppo Riva quanto negli stabilimenti di chi aspetta le forniture”. Funzionerà, promette invece Monti: “E’ una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione”. Quanto al merito, il testo partorito dal governo è quello atteso nei giorni scorsi, eccetto forse per la durezza delle sanzioni in caso di inadempienza, che arrivano fino all’esproprio. In sostanza l’Autorizzazione integrata ambientale del 26 ottobre diventa una legge dello Stato e viene inglobata nel decreto: “Per consentirne la piena attuazione – ha spiegato poi l’esecutivo - Ilva può disporre degli impianti e continuare l’attività produttiva per tutta la durata dell’Aia (sei anni, ndr), sempre che rispetti tutti gli adempimenti previsti”. In questo modo, promette Clini, “cambieranno radicalmente le procedure produttive dell’area a caldo, dalle cockerie al parco minerario”, garantendo quindi il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini senza perdere i posti di lavoro. La novità, come detto, sono le sanzioni: oltre a quelle già previste dall’Aia, se Ilva non rispetterà il cronoprogramma di bonifica e messa a norma degli impianti, “è stata introdotta la possibilità di una sanzione fino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento” (ai valori del 2011 si tratta di quasi un miliardo di euro). È la figura del Garante, però, quello che ha in mano l’arma finale: sarà, nelle parole dell’esecutivo, una figura di assoluta “indipendenza” (anche finanziaria), competenza ed esperienza”, verrà nominato dal capo dello Stato su proposta del governo e “dovrà vigilare sulla completa attuazione del decreto”. I suoi poteri d’intervento in caso la proprietà non risani la fabbrica arrivano fino all’amministrazione straordinaria secondo gli articoli 41 e 43 della Costituzione (quest’ulti - mo parla di esproprio) e “al particolare interesse strategico che ha l’attività siderurgica a Taranto”. Il costo degli investimenti in tutela dell’ambiente, ovviamente, dovrà essere a carico dell’azienda: si parla di tre e più miliardi in pochi anni e, visto il pregresso, esiste più d’un dubbio sulle reali intenzioni dei Riva. Chiosa Passera: “La proprietà non solo è costretta a farli, ma se non fa quello a cui la legge la obbliga, potrebbe persino perdere la proprietà stessa”. RESTA il tema del rapporto con la magistratura: lo stesso Giorgio Napolitano, che dovrà firmare quel testo, ha preteso che l’esecutivo chiarisse in ogni modo che non si trattava di un intervento contro i magistrati. E infatti Monti l’ha ripetuto come un mantra: c’è quella faccenda del dissequestro, ma con questo testo “vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria”. Difficile, però, che la magistratura tarantina non avvii almeno un ricorso davanti alla Consulta. Il premier, però, s’è detto certo che sulla costituzionalità del decreto è tutto a posto (anche perché parecchie ore se ne sono andate proprio per controllare questo aspetto con l’Avvocatura dello Stato): “Non abbiamo bisogno di fare appelli affinché il provvedimento non venga impugnato, perché abbiamo fatto una grandissima attenzione alla compatibilità costituzionale” e comunque i decreti “hanno costitutivamente bisogno del consenso del Presidente della Repubblica, la cui stella polare è la Costituzione”. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

Equitalia 15 denunce per strozzinaggio interessi troppo alti

Friuli, interessi troppo alti. In 15 denunciano Equitalia per “strozzinaggio”

Sono stati presentati alcuni esposti al Tribunale di Pordenone contro l'agenzia di riscossione dello Stato che applica tassi del 40, 50 e 70%, di molto superiori alla soglia di usura. Federfriuli dalla parte degli imprenditori "vessati"

Friuli, interessi troppo alti. In 15 denunciano Equitalia per “strozzinaggio”
Equitalia indagata per usura. Lo rivela il Messaggero Veneto che parla di “strozzinaggio“. Idilia Pajer, referente de “Lo sportello”, un’associazione che si occupa di dare solidarietà e assistenza a imprenditori in difficoltà, e di Federfriuli, ha depositato ieri in tribunale a Pordenone, negli uffici di polizia giudiziaria, una decina di esposti nei quali si dimostra, perizie alla mano, i tassi usurari applicati da Equitalia. “La legge 108 del 96 è chiara – ha spiegato Pajer – e individua il tasso d’usura non solo nella rilevazione delle cifre iscritte come interessi ma sommando tutte le voci che si aggiungono al debito originario”. Sanzioni, interessi, aggio di Equitalia, danno il tasso effettivo applicato dalla Spa. E, secondo le perizie che accompagnano gli esposti, quel tasso si colloca ben al di sopra della soglia di usura.
“Abbiamo avuto casi – spiega l’imprenditrice – dove gli interessi hanno raggiunto il 40, 50 e anche 70%, portando a ruolo in questo modo crediti che raggiungono il milione di euro. E’ chiaro che in questo modo un imprenditore non riuscirà mai ad estinguere il debito perché dovrà continuare a lavorare solo per pagare gli interessi”. L’iniziativa di presentare gli esposti fa seguito ad un’altra dello stesso genere, ovvero la denuncia depositata alla Guardia di finanza che ha riguardato altri casi di imprenditori “vessati” da Equitalia. Ed è forse il modo più diretto “di portare in alto la disperazione degli imprenditori” ha spiegato la Pajer, perché la procura è probabilmente “il luogo più idoneo a raccogliere le denunce”. Un comportamento inaccettabile che Federfriuli, quale associazione di promozione sociale antiusura, intende contrastare con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione. Denunce comprese. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/friuli-interessi-troppo-alti-in-15-denunciano-equitalia-per-strozzinaggio/432362/

Ilva Taranto: Monti e Clini danno uno schiaffo a giudici e salute

L’Anm: schiaffo ai giudici e pericoli per la salute IL SINDACATO TOGATO: “L’ESECUTIVO SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ DI FAR CONTINUARE L’ATTIVITÀ MALGRADO I RISCHI PER I CITTADINI” naziodi Antonella Mascali Èstato pm a Bari e spesso si è occupato di reati ambientali. Ora Roberto Rossi è consigliere togato del Csm. Quando gli chiediamo un’opinione sul decreto legge per l’Ilva non nasconde un disagio istituzionale che lo porta a non usare giri di parole per criticare, da magistrato, la decisione di Palazzo Chigi: “Siamo di fronte a un atto del governo che annulla il provvedimento di un giudice. In una democrazia, in uno Stato di diritto i giudici emettono le sentenze e il legislatore fa le leggi”. Infatti la Procura di Taranto sta valutando se sollevare l’eccezione di incostituzionalità del decreto o il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. E il gip Patrizia Todisco scrive che la nuova Autorizzazione ambientale (Aia) per L’Ilva “non si preoccupa del pericolo per la salute”. In conferenza stampa Monti a una richiesta di commento sulla decisione dei giudici di Taranto ha risposto che sono state prese perché non c’era il decreto. “Non non è possibile che il provvedimento di un giudice venga annullato da una legge. Non è pensabile che possa esistere una sorta di autorizzazione a infrangere la legge, ma questo decreto è come se dicesse che l’autorizzazione ambientale data all’Ilva autorizza ad andare contro le norme. Il provvedimento dei colleghi di Taranto è stato emesso dopo gravi violazioni di legge, in particolare il divieto di ledere la salute dei cittadini”. Come lo definirebbe il decreto? “Un provvedimento che viola il principio dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura oltre che i diritti costituzionali dei cittadini”. Al Fatto risponde anche il segretario dell’Associazione nazionale magistrati Maurizio Carbone, pm proprio a Taranto: “Restano forti le perplessità per un decreto legge che annulla provvedimenti della magistratura emessi per prevenire gravi rischi alla salute di una intera collettività”. Come definirebbe la scelta del governo Monti? “Prendiamo atto che il governo si è assunto la grave responsabilità di far continuare la produzione di fronte a rischi per la gente della zona. Vanifica gli effetti di provvedimenti giudiziari emessi esclusivamente al fine di scongiurare un pericolo che non solo è concreto ma è anche attuale per la salute della popolazione di Taranto”. Ora che succede? “Diventa ancora più importante verificare l’ef - fettiva disponibilità della proprietà di investire i capitali necessari per mettere a norma lo stabilimento, così come richiesto sia dalla magistratura che dall’autorizzazione integrata ambientale. Fino a oggi rilevo che la proprietà ha dato solo prova evidente di sottrarsi all’esecuzione di provvedimenti della magistratura (Fabio Riva è latitante, il padre Emilio e il fratello Nicola sono agli arresti domiciliari per disastro ambientale, ndr)” Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

favori Ilva di Taranto la provincia di Taranto nel mirino

LA PROVINCIA di Taranto era un anello fondamentale per raggiungere i propri obiettivi. Soprattutto da quando, nel marzo 2007, l’Ilva aveva presentato al ministero per l’Ambiente la richiesta dell’Autorizzazione integrata ambientale. È proprio l’assessorato all’Ambiente della provincia di Taranto, infatti, ad aver rilasciato molte autorizzazioni in materia ambientale. E nel 2010 – mentre le pratiche per l’Aia sono ancora in corso – i rapporti tra manager dell’Ilva e giunta provinciale s’intensificano. In particolare con l’a ss e s - sore Michele Conserva e il presidente della Provincia, Giovanni Florido (Pd), per i quali la GdF ravvisa delle “ipotesi di re a to”. Ed è Florido – per il quale la Guardia di Finanza ipotizza la concussione o la violenza privata - ad avere un rapporto di vera e propria “co m m i s t i o n e ” con il rappresentante dell’Ilva Girolamo Archinà. Nell’informativa delle Fiamme Gialle, Florido viene definito “mandante occulto” ve rs o l’assessore Conserva “che sarebbe dovuto essere l’e s e c u to re materiale delle scelte concordate tra la grande industria e i politici, finalizzate a ottenere celermente l’a u to rizzazione per la messa in esercizio della discarica”. Parliamo dell’autorizzazione a una discarica di rifiuti speciali interna allo stabilimento, della quale il Fatto Quotidiano ha riferito ieri in merito alle fidejussioni rifiutate, pochi mesi fa, proprio dalla Provincia e per le quali, l’Ilva, aveva proposto una garanzia di Banca Intesa. Secondo l’accusa, il funzionario della Provincia Luigi Romanini, che creava ostacoli nella procedura richiesta dall’Ilva, viene “e sautora to” e sostituito. Nel febbraio 2010 l’assessore Conserva viene a conoscenza dell’inchiesta della magistratura, capisce di essere monitorato e muta il suo atteggiamento, diventando improvvisamente ostile all’I l va . A quel punto Archinà inizia a fare pressioni direttamente su Florido. Dagli atti emerge che, all’interno della Provincia di Taranto, nasce l’esigenza di “sopprimere i comitati tecnici” per controllare meglio la situazione a vantaggio del gruppo Riva. Archinà e Florido, secondo l’accusa, escogitano addirittura un “piano che prevedeva l’inoltro di una lettera di diffida al presidente della Provincia, lamentando l’i n o p e ro - sità degli uffici dell’assessorato all’Ambiente, per chiedere un incontro con il procuratore della Repubblica e lamentarsi della presenza dei finanzieri nel settore ecologia e ambiente”. Antonio Massari Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

anche il giornale dell'udc a favore dell'inquinamento dell'Ilva di Taranto

Le penne al servizio dell’azienda NELLE CARTE DELL’INCHIESTA GIORNALISTI E DIRETTORI COMPIACENTI VICINI ALLA FONTE Il rapporto dell’addetto alle relazioni esterne dell’azienda, Archinà, con le testate locali Interviene l’O rd i n e di Sandra Amurri inviata a Taranto Per raggiungere i suoi obiettivi, l'addetto alle relazioni esterne del gruppo Ilva, Girolamo Archinà, veniva supportato da due direttori di quotidiani locali, Pietrangelo Putzolu, responsabile della sede tarantina del Nuovo Quotidiano di Puglia” che fa capo alla Caltagirone Editore spa, presidente Azzurra Caltagirone, moglie di Casini e “Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera” scrive nell'ordinanza la gip Patrizia Todisco. MA NON È TUTTO: il dottor Archinà, arrestato nell'ambito dell'inchiesta “ambiente svenduto” per una mazzetta di 10 mila euro che sarebbe stata corrisposta all’ex consulente della procura Lorenzo Liberti (finito ai domiciliari), incaricato di redigere una perizia sull'Ilva, sarebbe il titolare della rubrica sul Nuovo Quotidiano di Puglia firmata Angelo Battista, indicato come esperto delle tematiche ambientali. Il 24 agosto del 2010 ha scritto l'articolo “L'allarme berillio e i fondi per la bonifica” che smontava l'allarme seguito al rilevamento dell'Arpa nel quartiere Tamburi del berillio, sostanza cancerogena causa della berilliosi cronica (malattia polmonare), affermando che si trattava di una bufala per ottenere finanziamenti pubblici per la bonifica. Il Gruppo Riva, in fondo, come emerge dalle intercettazioni, lo pagava anche per convincere gli amministratori a giungere a più miti consigli, per oliare le penne, per pilotare l'informazione televisiva e usare le maniere forti con chi aveva l'ardire di fare semplicemente il suo dovere: porre domande al suo padrone. Esattamente come accadde in occasione della presentazione alla stampa del “rapporto Sicurezza ed Ambiente 2009” quando, il solo giornalista tra tutti i presenti, il collega Luigi Abate di Blu star tv si permise di rivolgere al patron dell'Ilva, Emilio Riva, la seguente domanda: “Inge - gnere qui è stata descritta una realtà paradisiaca, ma non sembra proprio così visti i tanti morti di tumori che ci sono a Taranto”. Riva: “Vede, il dibattito sui tumori è una sua opinione. È completamente inventata” Abate: “Allora sono false le voci di decessi per tumore, ce le siamo inventate?” Riva: “Ve le siete inventate”. Pronto l'intervento del dottor Archinà che alla stregua di un esperto buttafuori, strattona il collega e gli strappa il microfono dalle mani. “Filma, filma tutto” gri - da Abate al suo collega con la telecamera in spalla “mi dia il microfono subito” e quando riesce a riaverlo, Archinà si mette tra lui e Riva con fare da guappo mentre Abate conclude: “Civilmente ho detto che a Taranto ci sono morti per tumori, sto parlando democraticamente”. Ora, grazie all'in - chiesta “Ambiente svenduto”, abbiamo appreso che i giornalisti graditi ad Archinà dovevano essere di ben altra stoffa, come quella di Gaspare Cardamone, editore della tv tarantina Studio 100 e del direttore delle news Walter Baldacconi. Archinà, intercettato al telefono, racconta a Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera, che il responsabile comunicazione dell'Ilva, Alberto Cattaneo, è rimasto “impres - sionato dal fare estorsivo di Cardamone finalizzato a ricevere congrue somme di denaro da parte dell'Ilva come contropartita a una linea editoriale favorevole”. Che sarebbe consistita nel mandare in onda spot, come escamotage per mascherare “la dazione di denaro da parte dell'Ilva al gruppo di Cardamone”. A riprova del fatto che l'Ilva non è un ente caritatevole quando finanzia una campagna elettorale o una televisione. È DI IERI la notizia che l''Ordine dei giornalisti della Puglia ha convocato i giornalisti, che non risultano al momento indagati, affinché forniscano la loro versione dei fatti. Mentre a dare conto dei loro nomi e dei fatti è stato solo il giornale on line di Taranto Inchiostro verde, il sito dalla parte della salute e dell'ambiente, fondato e diretto dalla collega Alessandra Congedo. Che abbia prevalso la consolidata regola del cane non morde cane quando a essere adulato è il dio potere? Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

SPIAGGE Regalo ai balneatori, concessioni prorogate fino al 2045

STAVOLTA il fatto che l’Europa ce lo chieda non conta. Grazie a un emendamento bipartisan dei relatori al decreto Sviluppo (l’approvazione nella commissione Industria del Senato è prevista per lunedì sera), le concessioni demaniali marittime – quelle di chi ha gli stabilimenti in spiaggia – vengono prorogate fino al 2045, trent’anni oltre la scadenza (già prorogata) al 2015. Qual è il problema? Le oltre 12 mila strutture pagano canoni ridicoli rispetto ai guadagni, spiega il Wwf, visto che sono ancora quelli tarati sull’affitto di sdraio e ombrelloni, non certo sulle “cittadelle permanenti” di piscine, negozi, ristoranti e servizi commerciali di oggi. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012

DECRETO MONTI PRIMA L’I LVA POI LA SALUTE

Il governo annulla gli ordini dei giudici, toglie i sigilli agli impianti inquinanti, autorizza la produzione assieme alla bonifica e minaccia l’esproprio. L’Anm: “Schiaffo alle toghe e alla gente”. Ricorso alla Consulta? Il gip di Taranto: “La nuova autorizzazione non considera i rischi per i cittadini e per l’ambiente”. La Procura medita di impugnare per incostituzionalità Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012