sabato 1 dicembre 2012
Antonietta Pagani (Verdi): serve monitoraggio arsenico acqua rubinetti
Sermoneta, i valori nell’acqua rientrano nella norma prevista
Arsenico, la situazione
http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc4da0bedc3/pag14scalosermoneta.pdf
I Verdi di Sermoneta, attraverso
Antonietta Pagani
coordinatrice locale,
tornano a porre l’a ff o n d o
sul problema
d e l l ’ a r s e n i c o
nell’acqua potabile
di cui si è tanto
parlato negli ultimi
tempi. L’espo -
nente ambientalista
riferisce di
aver visualizzato
e controllato i dati
degli ultimi prelievi
dell’acqua
effettuati nel territorio
di Sermoneta
da Arpa e Asl.
Tali dati sarebbero
reperibili sul sito
di Acqualatina
e non su quello
dell’Asl.
I valori rientrano
tutti nella norma prevista.
Si colgono segnali positivi
sia per il pozzo di Via
delle Vigne che per il fontanino
di Via Romana
Vecchia. Segno, in quest’ultimo
caso, che la
dearsenizzazione sta funzionando
e i cittadini hanno
acqua potabile e pura
nei loro rubinetti di casa.
L’ambientalista, portavoce
dei Verdi ecologisti di
Sermoneta, ricorda che la
media prevista dall’Ue
per arsenico è di 10 microgrammi/
litro (portati a
20 temporaneamente con
la deroga concessa, che
scadrà a fine dicembre
2012 e che non riguarda
comunque i bimbi al di
sotto dei 3 anni, le imprese
alimentari e le
donne in gravidanza
e in allattamento.
A costoro
è inibito l’uso. Al
di là di queste
buone notizie, va
comunque ribadito
- ha detto
Antonietta Pagani
- che l’acque -
dotto del territorio
di Sermoneta
necessita di controlli
e di adeguamenti
continui.
Pertanto i Verdi si
rivolgono a Asl ,
Arpa Latina e
Acqualatina per
il dovuto monitoraggio
delle reti e dell’ac -
quedotto. Vanno altresì
adeguati gli impianti idrici
- tubature e reti fognarie
spesso fatiscenti e obsolete.
Mina Picone
Ilva Taranto si poteva produrre senza avvelenare, perchè non è stato fatto?
RISANAMENTO O CHIUSURA
Da Clini la quarta
possibilità ai Riva di Giorgio Meletti
Adesso sappiamo che, per il governo
Monti, un’acciaieria può funzionare bene
senza inquinare e senza ammazzare chi
vive nei dintorni. Quella che fino a pochi
giorni fa veniva classificata come utopia per
anime belle (vi ricordate la spietata concorrenza
low cost dei cinesi?) adesso è entrata nel
programma del governo.
La svolta è stata vista in diretta tv da tre milioni
e mezzo di spettatori. Giovedì sera il
ministro dell’Ambiente Corrado Clini si è
presentato a sorpresa nello studio tv di La7,
da cui andava in onda Servizio Pubblico, ed è
entrato in scena per rispondere alle serrate
critiche provenienti da tutti i partecipanti alla
discussione sul caso Ilva.
VERSO MEZZANOTTE , incalzato dal leader
della Fiom Maurizio Landini (“Com’è affidabile
un’azienda che solo a marzo portava 8
mila lavoratori a protestare sotto la Procura?”),
Clini ha detto una cosa del tutto nuova:
“L’Ilva può continuare a produrre solo facendo
gli investimenti di risanamento prescritti
dall’autorizzazione integrata ambientale.
O li fai o chiudi. Se l’azienda non fa questi
interventi stiamo lavorando su un meccanismo
che consenta la continuità produttiva
senza i Riva”. Gongola il conduttore, Michele
Santoro: “Questa è una notizia!”. E in quel
momento “Servizio pubblico” tocca il picco di
ascolti, oltre il 19% di share, a coronamento di
una serata record, 12,3% di share medio, con
8,6 milioni di contatti.
Ieri in Consiglio dei ministri la conferma. “È
la prima volta dopo tanti anni che una legge fa
riferimento all’articolo 43 della Costituzione”,
rivendica Clini. È uno di quei pezzi dimenticati
della Carta del 1948: “A fini di utilità
generale la legge può riservare originariamente
o trasferire, mediante espropriazione e salvo
indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a
comunità di lavoratori o di utenti determinate
imprese o categorie di imprese...”.
Sulla famiglia Riva incombe dunque lo spettro
dell’esproprio. In questi mesi tesissimi, a partire
dal 25 luglio scorso, quando fu arrestato
Emilio Riva, l’86enne patron dell’Ilva, e furono
sequestrati dalla magistratura gli impianti
dell’area a caldo dell’acciaieria, molte
cose sono cambiate. Basti pensare che a Ferragosto
Clini parlava di un ricorso alla Corte
Costituzionale contro i giudici di Taranto, accusati
di aver espropriato al governo la politica
industriale. Clini ha capito che non è più
politicamente sostenibile far prevalere le ragioni
del posto di lavoro su quelle della salute.
Ma soprattutto, fa sapere Clini, il vecchio Riva
si è arreso. Dopo 17 anni di strenua resistenza,
durante i quali nemmeno due condanne passate
in giudicato per inquinamento hanno
piegato la sua ferma volontà di risparmiare
sull’ambiente, ha capito che a questo punto
non ha più vie d’uscita: o l’Ilva investe sulla
pulizia dei processi industriali o chiude.
IL GOVERNOha inventato una sorta di quarto
grado di giudizio. I magistrati di Taranto infatti
si sono decisi a ordinare il sequestro dell’area
a caldo e a fermare la produzione durante
il terzo procedimento per inquinamento
a carico della famiglia Riva e dei suoi manager.
Clini ha deciso di
dare una quarta possibilità
all’Ilva, stabilendo però
che stavolta se Riva fa nuovamente
il furbo scatterà la
mannaia del commissariamento
ed eventualmente
della nazionalizzazione.
Vedremo.
Anche perché adesso si
apre la fase più difficile della scommessa di
Clini. Gli interventi scritti nell’Aia, che il presidente
dell’Ilva Bruno Ferrante si è impegnato
a fare, costeranno almeno 3 miliardi in
due anni. Chi paga? L’Ilva, dicono tutti. Che
però soldi non ne ha, e dovrà chiederli alle
banche, dando in garanzia gli impianti stessi e
impegnando gli utili dei prossimi anni per
pagare debito e interessi. Con un calcolo a
spanne, l’onere potrebbe essere di 5-600 milioni
all’anno per i prossimi dieci anni, una
cifra cioè pari ai profitti degli anni buoni, in
un mercato come quello dell’acciaio caratterizzato
da una forte ciclicità.
A occhio e croce l’Ilva potrebbe non farcela,
stando al suo abituale piangere miseria. Ma
qualcosa è cambiato. Clini ha ricevuto assicurazioni
da Ferrante: “Un peso di 600 milioni
all’anno? Lo reggiamo. Si può fare”. Anche
questa è una notizia: si poteva fare. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
Ilva Taranto il governo toglie i sigilli per decreto contro parere Gip
IL GOVERNO TOGLIE I SIGILLI
A L L’ILVA. CON UN DECRETO
MENTRE IL GIP DICE NO AL DISSEQUESTRO DEGLI IMPIANTI, DIVENTA
LEGGE L’AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE . PRODUZIONE ASSICURATA LE SANZIONI Se non viene rispettato il piano di bonifica e messa in sicurezza multe salate. Il garante potrà arrivare fino all’e s p ro p r i o dello stabilimento di Marco Palombi Quella che è stata adottata dal consiglio dei ministri è una legge e come tale dovrà essere rispettata. Anche dal tribunale del Riesame”. Corrado Clini mette le mani avanti sul decreto - varato ieri dopo una discussione di sei ore che ha fatto slittare a mercoledì il Dl sull’incandidabilità dei condannati - che consente all’Ilva di riprendere a produrre. In conferenza stampa a palazzo Chigi insieme a Mario Monti e Corrado Passera, il ministro dell’Ambiente “avverte” insomma i giudici attesi ad una scelta giovedì prossimo. Non dovrà più succedere quanto accaduto ieri mattina, quando la gip Patrizia Todisco ha rigettato un’istanza di dissequestro dell’area a caldo dello stabilimento: d’altronde “non c’era ancora il decreto”, ha tagliato corto il premier. SEMBRANO convinti che la situazione sia risolta anche gli operai liguri di Ilva, che ieri hanno applaudito la nuova legge e sciolto il presidio davanti alla prefettura di Genova. “Questo decreto era necessario e urgente - ha spiegato Passera - dovevamo evitare un impatto sull’economia da otto o nove miliardi di euro e farlo subito, perché si stava fermando la filiera dell’acciaio tanto nel gruppo Riva quanto negli stabilimenti di chi aspetta le forniture”. Funzionerà, promette invece Monti: “E’ una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione”. Quanto al merito, il testo partorito dal governo è quello atteso nei giorni scorsi, eccetto forse per la durezza delle sanzioni in caso di inadempienza, che arrivano fino all’esproprio. In sostanza l’Autorizzazione integrata ambientale del 26 ottobre diventa una legge dello Stato e viene inglobata nel decreto: “Per consentirne la piena attuazione – ha spiegato poi l’esecutivo - Ilva può disporre degli impianti e continuare l’attività produttiva per tutta la durata dell’Aia (sei anni, ndr), sempre che rispetti tutti gli adempimenti previsti”. In questo modo, promette Clini, “cambieranno radicalmente le procedure produttive dell’area a caldo, dalle cockerie al parco minerario”, garantendo quindi il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini senza perdere i posti di lavoro. La novità, come detto, sono le sanzioni: oltre a quelle già previste dall’Aia, se Ilva non rispetterà il cronoprogramma di bonifica e messa a norma degli impianti, “è stata introdotta la possibilità di una sanzione fino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento” (ai valori del 2011 si tratta di quasi un miliardo di euro). È la figura del Garante, però, quello che ha in mano l’arma finale: sarà, nelle parole dell’esecutivo, una figura di assoluta “indipendenza” (anche finanziaria), competenza ed esperienza”, verrà nominato dal capo dello Stato su proposta del governo e “dovrà vigilare sulla completa attuazione del decreto”. I suoi poteri d’intervento in caso la proprietà non risani la fabbrica arrivano fino all’amministrazione straordinaria secondo gli articoli 41 e 43 della Costituzione (quest’ulti - mo parla di esproprio) e “al particolare interesse strategico che ha l’attività siderurgica a Taranto”. Il costo degli investimenti in tutela dell’ambiente, ovviamente, dovrà essere a carico dell’azienda: si parla di tre e più miliardi in pochi anni e, visto il pregresso, esiste più d’un dubbio sulle reali intenzioni dei Riva. Chiosa Passera: “La proprietà non solo è costretta a farli, ma se non fa quello a cui la legge la obbliga, potrebbe persino perdere la proprietà stessa”. RESTA il tema del rapporto con la magistratura: lo stesso Giorgio Napolitano, che dovrà firmare quel testo, ha preteso che l’esecutivo chiarisse in ogni modo che non si trattava di un intervento contro i magistrati. E infatti Monti l’ha ripetuto come un mantra: c’è quella faccenda del dissequestro, ma con questo testo “vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria”. Difficile, però, che la magistratura tarantina non avvii almeno un ricorso davanti alla Consulta. Il premier, però, s’è detto certo che sulla costituzionalità del decreto è tutto a posto (anche perché parecchie ore se ne sono andate proprio per controllare questo aspetto con l’Avvocatura dello Stato): “Non abbiamo bisogno di fare appelli affinché il provvedimento non venga impugnato, perché abbiamo fatto una grandissima attenzione alla compatibilità costituzionale” e comunque i decreti “hanno costitutivamente bisogno del consenso del Presidente della Repubblica, la cui stella polare è la Costituzione”. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
A L L’ILVA. CON UN DECRETO
MENTRE IL GIP DICE NO AL DISSEQUESTRO DEGLI IMPIANTI, DIVENTA
LEGGE L’AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE . PRODUZIONE ASSICURATA LE SANZIONI Se non viene rispettato il piano di bonifica e messa in sicurezza multe salate. Il garante potrà arrivare fino all’e s p ro p r i o dello stabilimento di Marco Palombi Quella che è stata adottata dal consiglio dei ministri è una legge e come tale dovrà essere rispettata. Anche dal tribunale del Riesame”. Corrado Clini mette le mani avanti sul decreto - varato ieri dopo una discussione di sei ore che ha fatto slittare a mercoledì il Dl sull’incandidabilità dei condannati - che consente all’Ilva di riprendere a produrre. In conferenza stampa a palazzo Chigi insieme a Mario Monti e Corrado Passera, il ministro dell’Ambiente “avverte” insomma i giudici attesi ad una scelta giovedì prossimo. Non dovrà più succedere quanto accaduto ieri mattina, quando la gip Patrizia Todisco ha rigettato un’istanza di dissequestro dell’area a caldo dello stabilimento: d’altronde “non c’era ancora il decreto”, ha tagliato corto il premier. SEMBRANO convinti che la situazione sia risolta anche gli operai liguri di Ilva, che ieri hanno applaudito la nuova legge e sciolto il presidio davanti alla prefettura di Genova. “Questo decreto era necessario e urgente - ha spiegato Passera - dovevamo evitare un impatto sull’economia da otto o nove miliardi di euro e farlo subito, perché si stava fermando la filiera dell’acciaio tanto nel gruppo Riva quanto negli stabilimenti di chi aspetta le forniture”. Funzionerà, promette invece Monti: “E’ una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione”. Quanto al merito, il testo partorito dal governo è quello atteso nei giorni scorsi, eccetto forse per la durezza delle sanzioni in caso di inadempienza, che arrivano fino all’esproprio. In sostanza l’Autorizzazione integrata ambientale del 26 ottobre diventa una legge dello Stato e viene inglobata nel decreto: “Per consentirne la piena attuazione – ha spiegato poi l’esecutivo - Ilva può disporre degli impianti e continuare l’attività produttiva per tutta la durata dell’Aia (sei anni, ndr), sempre che rispetti tutti gli adempimenti previsti”. In questo modo, promette Clini, “cambieranno radicalmente le procedure produttive dell’area a caldo, dalle cockerie al parco minerario”, garantendo quindi il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini senza perdere i posti di lavoro. La novità, come detto, sono le sanzioni: oltre a quelle già previste dall’Aia, se Ilva non rispetterà il cronoprogramma di bonifica e messa a norma degli impianti, “è stata introdotta la possibilità di una sanzione fino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento” (ai valori del 2011 si tratta di quasi un miliardo di euro). È la figura del Garante, però, quello che ha in mano l’arma finale: sarà, nelle parole dell’esecutivo, una figura di assoluta “indipendenza” (anche finanziaria), competenza ed esperienza”, verrà nominato dal capo dello Stato su proposta del governo e “dovrà vigilare sulla completa attuazione del decreto”. I suoi poteri d’intervento in caso la proprietà non risani la fabbrica arrivano fino all’amministrazione straordinaria secondo gli articoli 41 e 43 della Costituzione (quest’ulti - mo parla di esproprio) e “al particolare interesse strategico che ha l’attività siderurgica a Taranto”. Il costo degli investimenti in tutela dell’ambiente, ovviamente, dovrà essere a carico dell’azienda: si parla di tre e più miliardi in pochi anni e, visto il pregresso, esiste più d’un dubbio sulle reali intenzioni dei Riva. Chiosa Passera: “La proprietà non solo è costretta a farli, ma se non fa quello a cui la legge la obbliga, potrebbe persino perdere la proprietà stessa”. RESTA il tema del rapporto con la magistratura: lo stesso Giorgio Napolitano, che dovrà firmare quel testo, ha preteso che l’esecutivo chiarisse in ogni modo che non si trattava di un intervento contro i magistrati. E infatti Monti l’ha ripetuto come un mantra: c’è quella faccenda del dissequestro, ma con questo testo “vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria”. Difficile, però, che la magistratura tarantina non avvii almeno un ricorso davanti alla Consulta. Il premier, però, s’è detto certo che sulla costituzionalità del decreto è tutto a posto (anche perché parecchie ore se ne sono andate proprio per controllare questo aspetto con l’Avvocatura dello Stato): “Non abbiamo bisogno di fare appelli affinché il provvedimento non venga impugnato, perché abbiamo fatto una grandissima attenzione alla compatibilità costituzionale” e comunque i decreti “hanno costitutivamente bisogno del consenso del Presidente della Repubblica, la cui stella polare è la Costituzione”. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
Equitalia 15 denunce per strozzinaggio interessi troppo alti
Friuli, interessi troppo alti. In 15 denunciano Equitalia per “strozzinaggio”
Sono stati presentati alcuni esposti al Tribunale di Pordenone contro l'agenzia di riscossione dello Stato che applica tassi del 40, 50 e 70%, di molto superiori alla soglia di usura. Federfriuli dalla parte degli imprenditori "vessati"

“Abbiamo avuto casi – spiega l’imprenditrice – dove gli interessi hanno raggiunto il 40, 50 e anche 70%, portando a ruolo in questo modo crediti che raggiungono il milione di euro. E’ chiaro che in questo modo un imprenditore non riuscirà mai ad estinguere il debito perché dovrà continuare a lavorare solo per pagare gli interessi”. L’iniziativa di presentare gli esposti fa seguito ad un’altra dello stesso genere, ovvero la denuncia depositata alla Guardia di finanza che ha riguardato altri casi di imprenditori “vessati” da Equitalia. Ed è forse il modo più diretto “di portare in alto la disperazione degli imprenditori” ha spiegato la Pajer, perché la procura è probabilmente “il luogo più idoneo a raccogliere le denunce”. Un comportamento inaccettabile che Federfriuli, quale associazione di promozione sociale antiusura, intende contrastare con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione. Denunce comprese. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/friuli-interessi-troppo-alti-in-15-denunciano-equitalia-per-strozzinaggio/432362/
Ilva Taranto: Monti e Clini danno uno schiaffo a giudici e salute
L’Anm: schiaffo ai giudici
e pericoli per la salute
IL SINDACATO TOGATO: “L’ESECUTIVO SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ
DI FAR CONTINUARE L’ATTIVITÀ MALGRADO I RISCHI PER I CITTADINI” naziodi
Antonella Mascali
Èstato pm a Bari e
spesso si è occupato
di reati ambientali.
Ora Roberto Rossi
è consigliere togato del Csm.
Quando gli chiediamo un’opinione
sul decreto legge per l’Ilva
non nasconde un disagio
istituzionale che lo porta a non
usare giri di parole per criticare,
da magistrato, la decisione
di Palazzo Chigi: “Siamo di
fronte a un atto del governo
che annulla il provvedimento
di un giudice. In una democrazia,
in uno Stato di diritto i giudici
emettono le sentenze e il
legislatore fa le leggi”. Infatti la
Procura di Taranto sta valutando
se sollevare l’eccezione
di incostituzionalità del decreto
o il conflitto di attribuzioni
tra poteri dello Stato. E il gip
Patrizia Todisco scrive che la
nuova Autorizzazione ambientale
(Aia) per L’Ilva “non
si preoccupa del pericolo per la salute”.
In conferenza stampa Monti a
una richiesta di commento
sulla decisione dei giudici di
Taranto ha risposto che sono
state prese perché non c’era il
decreto. “Non non è possibile
che il provvedimento di un
giudice venga annullato da una
legge. Non è pensabile che possa
esistere una sorta di autorizzazione
a infrangere la legge,
ma questo decreto è come
se dicesse che l’autorizzazione
ambientale data all’Ilva autorizza
ad andare contro le norme.
Il provvedimento dei colleghi
di Taranto è stato emesso
dopo gravi violazioni di legge,
in particolare il divieto di ledere
la salute dei cittadini”.
Come lo definirebbe il decreto?
“Un provvedimento che
viola il principio dell’indipendenza
e dell’autonomia della
magistratura oltre che i diritti
costituzionali dei cittadini”. Al
Fatto risponde anche il segretario
dell’Associazione nazionale magistrati Maurizio Carbone,
pm proprio a Taranto:
“Restano forti le perplessità per
un decreto legge che annulla
provvedimenti della magistratura
emessi per prevenire gravi
rischi alla salute di una intera
collettività”. Come definirebbe la scelta del governo Monti?
“Prendiamo atto che il governo
si è assunto la grave responsabilità
di far continuare la produzione
di fronte a rischi per la
gente della zona. Vanifica gli
effetti di provvedimenti giudiziari
emessi esclusivamente al
fine di scongiurare un pericolo
che non solo è concreto ma è
anche attuale per la salute della
popolazione di Taranto”. Ora
che succede? “Diventa ancora
più importante verificare l’ef -
fettiva disponibilità della proprietà
di investire i capitali necessari
per mettere a norma lo
stabilimento, così come richiesto
sia dalla magistratura che
dall’autorizzazione integrata
ambientale. Fino a oggi rilevo
che la proprietà ha dato solo
prova evidente di sottrarsi all’esecuzione
di provvedimenti
della magistratura (Fabio Riva
è latitante, il padre Emilio e il
fratello Nicola sono agli arresti
domiciliari per disastro ambientale,
ndr)” Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
favori Ilva di Taranto la provincia di Taranto nel mirino
LA PROVINCIA di Taranto era un anello fondamentale per
raggiungere i propri obiettivi. Soprattutto da quando, nel
marzo 2007, l’Ilva aveva presentato al ministero per l’Ambiente
la richiesta dell’Autorizzazione integrata ambientale.
È proprio l’assessorato all’Ambiente della provincia di Taranto,
infatti, ad aver rilasciato molte autorizzazioni in materia
ambientale. E nel 2010 – mentre le pratiche per l’Aia
sono ancora in corso – i rapporti tra manager dell’Ilva e
giunta provinciale s’intensificano. In particolare con l’a ss e s -
sore Michele Conserva e il presidente della Provincia, Giovanni
Florido (Pd), per i quali la GdF ravvisa delle “ipotesi di
re a to”. Ed è Florido – per il quale la Guardia di Finanza
ipotizza la concussione o la violenza privata - ad avere un
rapporto di vera e propria “co m m i s t i o n e ” con il rappresentante
dell’Ilva Girolamo Archinà. Nell’informativa delle Fiamme
Gialle, Florido viene definito “mandante occulto” ve rs o
l’assessore Conserva “che sarebbe dovuto essere l’e s e c u to re
materiale delle scelte concordate tra la grande industria e i
politici, finalizzate a ottenere celermente l’a u to rizzazione
per la messa in esercizio della discarica”. Parliamo dell’autorizzazione
a una discarica di rifiuti speciali interna allo
stabilimento, della quale il Fatto Quotidiano ha riferito ieri in
merito alle fidejussioni rifiutate, pochi mesi fa, proprio dalla
Provincia e per le quali, l’Ilva, aveva proposto una garanzia di
Banca Intesa. Secondo l’accusa, il funzionario della Provincia
Luigi Romanini, che creava ostacoli nella procedura richiesta
dall’Ilva, viene “e sautora to” e sostituito. Nel febbraio 2010
l’assessore Conserva viene a conoscenza dell’inchiesta della
magistratura, capisce di essere monitorato e muta il suo
atteggiamento, diventando improvvisamente ostile all’I l va .
A quel punto Archinà inizia a fare pressioni direttamente su
Florido. Dagli atti emerge che, all’interno della Provincia di
Taranto, nasce l’esigenza di “sopprimere i comitati tecnici”
per controllare meglio la situazione a vantaggio del gruppo
Riva. Archinà e Florido, secondo l’accusa, escogitano addirittura
un “piano che prevedeva l’inoltro di una lettera di
diffida al presidente della Provincia, lamentando l’i n o p e ro -
sità degli uffici dell’assessorato all’Ambiente, per chiedere un
incontro con il procuratore della Repubblica e lamentarsi
della presenza dei finanzieri nel settore ecologia e ambiente”.
Antonio Massari Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
anche il giornale dell'udc a favore dell'inquinamento dell'Ilva di Taranto
Le penne al servizio dell’azienda
NELLE CARTE DELL’INCHIESTA GIORNALISTI E DIRETTORI COMPIACENTI
VICINI ALLA FONTE
Il rapporto
dell’addetto alle
relazioni esterne
dell’azienda, Archinà,
con le testate locali
Interviene l’O rd i n e di Sandra Amurri
inviata a Taranto
Per raggiungere i suoi
obiettivi, l'addetto alle relazioni
esterne del gruppo Ilva,
Girolamo Archinà, veniva
supportato da due direttori di
quotidiani locali, Pietrangelo
Putzolu, responsabile della
sede tarantina del Nuovo Quotidiano
di Puglia” che fa capo
alla Caltagirone Editore spa,
presidente Azzurra Caltagirone,
moglie di Casini e “Michele
Mascellaro, direttore di
Taranto Sera” scrive nell'ordinanza
la gip Patrizia Todisco.
MA NON È TUTTO: il dottor
Archinà, arrestato nell'ambito
dell'inchiesta “ambiente svenduto”
per una mazzetta di 10
mila euro che sarebbe stata
corrisposta all’ex consulente
della procura Lorenzo Liberti
(finito ai domiciliari), incaricato
di redigere una perizia
sull'Ilva, sarebbe il titolare della
rubrica sul Nuovo Quotidiano
di Puglia firmata Angelo Battista,
indicato come esperto
delle tematiche ambientali. Il
24 agosto del 2010 ha scritto
l'articolo “L'allarme berillio e i
fondi per la bonifica” che
smontava l'allarme seguito al
rilevamento dell'Arpa nel
quartiere Tamburi del berillio,
sostanza cancerogena causa
della berilliosi cronica (malattia
polmonare), affermando
che si trattava di una bufala
per ottenere finanziamenti
pubblici per la bonifica. Il
Gruppo Riva, in fondo, come
emerge dalle intercettazioni,
lo pagava anche per convincere
gli amministratori a giungere
a più miti consigli, per
oliare le penne, per pilotare
l'informazione televisiva e
usare le maniere forti con chi
aveva l'ardire di fare semplicemente
il suo dovere: porre
domande al suo padrone.
Esattamente come accadde in
occasione della presentazione
alla stampa del “rapporto Sicurezza
ed Ambiente
2009”
quando, il solo
giornalista tra
tutti i presenti, il
collega Luigi
Abate di Blu star
tv si permise di
rivolgere al patron
dell'Ilva,
Emilio Riva, la
seguente domanda:
“Inge -
gnere qui è stata
descritta una
realtà paradisiaca,
ma non sembra proprio
così visti i tanti morti di tumori
che ci sono a Taranto”.
Riva: “Vede, il dibattito sui tumori
è una sua opinione. È
completamente inventata”
Abate: “Allora sono false le
voci di decessi per tumore, ce
le siamo inventate?” Riva: “Ve
le siete inventate”. Pronto l'intervento
del dottor Archinà
che alla stregua di un esperto
buttafuori, strattona il collega
e gli strappa il microfono dalle
mani. “Filma, filma tutto” gri -
da Abate al suo collega con la
telecamera in spalla “mi dia il
microfono subito” e quando
riesce a riaverlo, Archinà si
mette tra lui e Riva con fare da
guappo mentre Abate conclude:
“Civilmente ho detto che a
Taranto ci sono morti per tumori,
sto parlando democraticamente”.
Ora, grazie all'in -
chiesta “Ambiente svenduto”,
abbiamo appreso che i giornalisti
graditi ad Archinà dovevano
essere di ben altra stoffa,
come quella di Gaspare
Cardamone, editore della tv
tarantina Studio 100 e del direttore
delle news Walter Baldacconi.
Archinà, intercettato
al telefono, racconta a Michele
Mascellaro, direttore di Taranto
Sera, che il responsabile comunicazione
dell'Ilva, Alberto
Cattaneo, è rimasto “impres -
sionato dal fare estorsivo di
Cardamone finalizzato a ricevere
congrue somme di denaro
da parte dell'Ilva come contropartita
a una linea editoriale
favorevole”. Che sarebbe
consistita nel mandare in onda
spot, come escamotage per
mascherare “la dazione di denaro
da parte dell'Ilva al gruppo
di Cardamone”. A riprova
del fatto che l'Ilva non è un
ente caritatevole quando finanzia
una campagna elettorale
o una televisione.
È DI IERI la notizia che l''Ordine
dei giornalisti della Puglia
ha convocato i giornalisti,
che non risultano al momento
indagati, affinché forniscano
la loro versione dei fatti. Mentre
a dare conto dei loro nomi
e dei fatti è stato solo il giornale
on line di Taranto Inchiostro
verde, il sito dalla parte della
salute e dell'ambiente, fondato
e diretto dalla collega
Alessandra Congedo. Che abbia
prevalso la consolidata regola
del cane non morde cane
quando a essere adulato è il
dio potere? Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
SPIAGGE Regalo ai balneatori, concessioni prorogate fino al 2045
STAVOLTA il fatto che l’Europa ce lo chieda non
conta. Grazie a un emendamento bipartisan dei
relatori al decreto Sviluppo (l’approvazione nella
commissione Industria del Senato è prevista per
lunedì sera), le concessioni demaniali marittime
– quelle di chi ha gli stabilimenti in spiaggia –
vengono prorogate fino al 2045, trent’anni oltre
la scadenza (già prorogata) al 2015. Qual è il
problema? Le oltre 12 mila strutture pagano canoni
ridicoli rispetto ai guadagni, spiega il Wwf,
visto che sono ancora quelli tarati sull’affitto di
sdraio e ombrelloni, non certo sulle “cittadelle
permanenti” di piscine, negozi, ristoranti e servizi
commerciali di oggi. Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
DECRETO MONTI PRIMA L’I LVA POI LA SALUTE
Il governo annulla gli ordini dei giudici, toglie i sigilli
agli impianti inquinanti, autorizza la produzione
assieme alla bonifica e minaccia l’esproprio. L’Anm:
“Schiaffo alle toghe e alla gente”. Ricorso alla Consulta? Il gip di Taranto: “La
nuova autorizzazione
non considera i rischi
per i cittadini e per
l’ambiente”. La Procura
medita di impugnare
per incostituzionalità Il fatto quotidiano 1 dicembre 2012
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